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Come il demonio in forma di Crocifisso
apparve più volte a frate Ruffino, dicendogli che perdea
il bene che facea, però c’egli non era degli eletti
di vita eterna.
Di che santo Francesco per rivelazione di Dio il seppe, e fece
riconoscere
a frate Ruffino il suo errore ch’egli avea creduto.
rate
Ruffino, uno de’ più nobili uomini d’Ascesi,
compagno di santo Francesco, uomo di grande santità,
fu uno tempo fortissimamente combattuto e tentato nell’anima
dallo demonio della predestinazione, di che egli stava tutto
malinconioso e tristo; imperò ch’l dimonio gli
metteva pure in cuore ch’egli era dannato, e non era
delli predestinati a vita eterna, e che sì perdeva
ciò ch’egli faceva nell’Ordine. E durando
questa tentazione più e più dì ed egli
per vergogna non rivelandolo a santo Francesco, nientedimeno
egli non lasciava l’orazioni e le astinenze usate; di
che il nimico gli cominciò aggiugnere tristizia sopra
tristizia; oltra alla battaglia dentro, di fuori combattendolo
anche con false apparizioni.
Onde una volta gli apparve in forma di Crocifisso e dissegli:
«O frate Ruffino, perché t’affliggi in
penitenza e in orazione, con ciò sia cosa che tu non
sia delli predestinati a vita eterna? E credimi, ché
io so cui io ho eletto e predestinato, e non credere al figliuolo
di Pietro Bernardoni, s’egli ti dicesse il contrario,
e anche non lo domandare di cotesta materia, però che
né egli né altri il sa, se non io che sono figliuolo
di Dio; e però credimi per certo che tu se’ del
numero delli dannati; e ‘l figliuolo di Pietro Bernardoni,
tuo padre, e anche il padre suo sono dannati, e chiunque il
seguita è ingannato». E dette queste parole,
frate Ruffino comincia a essere sì ottenebrato dal
principe delle tenebre, che già perdeva ogni fede e
amore eh' egli avea avuto a santo Francesco, e non si curava
di dirgliene nulla.
Ma quello ch’al padre santo non disse frate Ruffino,
rivelò lo Spirito Santo. Onde veggendo in ispirito
santo Francesco tanto pericolo del detto frate, mandò
frate Masseo per lui, al quale frate Ruffino rispuose rimbrottando:
«Che ho io a fare con frate Francesco?». E allora
frate Masseo tutto ripieno di sapienza divina, conoscendo
la fallanza del dimonio, disse: «O frate Ruffino, non
sai tu che frate Francesco è come uno agnolo di Dio,
il quale ha illuminate tante anime nel mondo e dal quale noi
abbiamo avuto la grazia di Dio? Ond’io voglio ch’a
ogni partito tu venga con meco a lui, imperò ch’io
ti veggio chiaramente essere ingannato dal dimonio».
E detto questo, frate Ruffino si mosse e andò a santo
Francesco.
E veggendolo dalla lunga santo Francesco venire, cominciò
a gridare: «O frate Ruffino cattivello, a cui hai tu
creduto?». E giugnendo a lui frate Ruffino, egli sì
gli disse per ordine tutta la tentazione ch’egli avea
avuta dal demonio dentro e di fuori, e mostrandogli chiaramente
che colui che gli era apparito era il demonio e non Cristo,
e che per nessuno modo ei dovea acconsentire alle suggestioni:
«ma quando il demonio ti dicesse più: Tu se’
dannato, sì gli rispondi: Apri la bocca; mo’
vi ti caco. E questo ti sia segnale, ch’egli è
il demonio e non Cristo, chè dato tu gli arai tale
risposta, immantanente fuggirà. Anche a questo cotale
dovevi tu ancora conoscere ch’egli era il demonio, imperò
che t’indurò il cuore a ogni bene; la qual cosa
è proprio suo ufficio: ma Cristo benedetto non indura
mai il cuore dell’uomo fedele, anzi l’ammorbida,
secondo che dice per la bocca del profeta: Io vi torrò
il cuore di pietra e darovvi il cuore di carne». Allora
frate Ruffino, veggendo, che frate Francesco gli diceva per
ordine tutto ‘l modo della sua tentazione, compunto
per le sue parole, cominciò a lagrimare fortissimamente
e adorare santo Francesco e umilemente riconoscere la colpa
sua in avergli celato la sua tentazione. E così rimase
tutto consolato e confortato per gli ammonimenti del padre
santo e tutto mutato in meglio. Poi finalmente gli disse santo
Francesco: «Va’, figliuolo, e confessati e non
lasciare lo studio della orazione usata, e sappi per certo
che questa tentazione ti sarà grande utilità
e consolazione, e in breve il proverai».
Tornasi frate Ruffino alla cella sua nella selva, e standosi
con molte lagrime in orazione, eccoti venire il nemico in
persona di Cristo, secondo l’apparenza di fuori, e dicegli:
«O frate Ruffino, non t’ho io detto che tu non
gli creda al figliuolo di Pietro Bernardoni, e che tu non
ti affatichi in lagrime e in orazioni, però che tu
se’ dannato? Che ti giova affligerti mentre che tu se’
vivo, e poi quando tu morrai sarai dannato?». E subitamente
frate Ruffino risponde: «Apri la bocca; mo’ vi
ti caco». Di che il demonio isdegnato, immantanente
si partì con tanta tempesta e commozione di pietre
di monte Subasio ch’era in alto, che per grande spazio
bastò il rovinìo delle pietre che caddono giuso;
ed era sì grande il percuotere che faceano insieme
nel rotolare, che sfavillavano fuoco orribile per la valle;
e al remore terribile ch’elle faceano, santo Francesco
con li compagni con grande ammirazione uscirono fuori del
luogo a vedere che novità fosse quella; e ancora vi
si vede quella ruina grandissima di pietre. Allora frate Ruffino
manifestamente s’avvide che colui era stato il demonio,
il quale l’avea ingannato. E tornato a santo Francesco
anche da capo, si gitta in terra e riconosce la colpa sua.
Santo Francesco il riconforta con dolci parole e mandanelo
tutto consolato alla cella.
Nella quale standos’egli in orazione divotissimamente,
Cristo benedetto gli apparve, e tutta l’anima sua gli
riscaldò del divino amore, e disse: «Bene facesti,
figliuolo, che credesti a frate Francesco, però che
colui che ti aveva contristato era il demonio: ma io sono
Cristo tuo maestro, e per rendertene ben certo io ti do questo
segnale, che mentre che tu viverai, non sentirai mai tristizia
veruna né malinconia». E detto questo, si partì
Cristo, lasciandolo con tanta allegrezza e dolcezza di spirito
ed allevazione di mente, che ‘l dì e la notte
era assorto e ratto in Dio.
E d’allora innanzi fu sì confermato in grazia
e in sicurtà della sua salute, che tutto diventò
mutato in altro uomo, e sarebbesi stato il dì e la
notte in orazione a contemplare le cose divine s’altri
l’avesse lasciato stare. Onde dicea santo Francesco
di lui, che frate Ruffino era in questa vita canonizzato da
Cristo, e che, fuori che dinanzi da lui, egli non dubiterebbe
di dire santo Ruffino, benché fusse ancora vivo in
terra.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
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